• Home
  • Libri
    • Letteratura dall’Africa
      • Libri dalla Nigeria
    • Letteratura dall’Asia
      • Libri dal Giappone
      • Libri dal Medio Oriente
      • Libri dal sud est asiatico
      • Libri dall’Asia meridionale
      • Libri dall’Asia settentrionale
    • Letteratura dalle Americhe
    • Letteratura dall’Europa
      • Libri dai Balcani
      • Libri dal Nord Europa
      • Libri dall’Est Europa
      • Libri dall’Europa Occidentale
  • Racconti in Valigia
  • Foto
  • Chi Sono
  • Scrivimi
  • Cerca
  • Menu Menu
  • Home
  • Home
  • Viaggi
  • Libri
  • Racconti
  • Libri in valigia
  • Libri sul comodino
  • Di pensieri
  • Blog
  • Recensioni
  • Foto
  • Chi Sono
  • Scrivimi
  • Cerca
  • Menu Menu
Racconti in valigia

La quarta parete | S. Chalandon

Ci troviamo a Parigi, luogo delle contestazioni studentesche del ’68. Georges si trova tra le file della sinistra, sostenitore delle cause che infervorano i giovani, in lotta per la liberazione della Palestina. È alla Sorbona che conosce il regista greco, rifugiato a Parigi perché oppositore del regime dei colonnelli, Samuel Akounis. Grazie all’amicizia con quest’ultimo, Georges impara che alle spranghe di ferro ci si può opporre col teatro. È il momento in cui legge l’Antigone di Jean Anohuil che si ispira a quella di Sofocle, riadattata però al contesto in cui l’autore si trovava: una Parigi occupata dai nazisti. 

Ed è proprio questa l’opera che Samuel vuole rappresentare in un cinema diroccato sulla linea di confine a Beirut.  Perché proprio a Beirut? Perché desidera due ore e mezza di tregua dalle lotte civili. Opporre alla guerra la cultura, aprire un dialogo tra le fazioni. Sì perché gli attori sono stati scelti tra la gente del luogo a rappresentanza di tutte le fazioni: Antigone è palestinese, Emone è druso, Creonte è un cristiano maronita, le guardie sono sciite.
Nel gergo teatrale la “quarta parete” è ciò che divide gli attori dagli spettatori, un muro immaginario che gli attori costruiscono attorno a loro per rafforzare l’illusione. Nel romanzo invece, diviene la parete da abbattere per unire tutti in una rappresentazione teatrale che attinge alla realtà e alla speranza: abbattere le differenze tra le fazioni religiose e politiche per opporre alle scene della morte, le scene della vita.

Ma Samuel si ammala e dovrà chiedere a Georges di realizzare il suo sogno, il quale ormai sposato e con una figlia di 3 anni, lontano ormai dalle lotte, non può tirarsi indietro.
Volerà a Beirut e metterà in scena quell’Antigone che gli aveva cambiato la vita.

Ma un conto sono le lotte studentesche, seppur contornate di spranghe e lacrimogeni, un altro è la guerra, quella vera. Quella fatta di palazzi crivellati di colpi, cecchini pronti a sparare se qualcuno supera la linea di confine, quella fatta di povertà, paura e distruzione.  La guerra in Libano, che tocca l’occidente solo tramite tv, arriva adesso diretta come un tonfo al cuore e Georges ne rimane sconvolto. È un mondo che sconvolge e fa vacillare ogni certezza. Tutto ciò che sembra normale da questa parte di mondo, viene rivalutato e allora viene spontaneo pensare a come si possa reagire davanti a una realtà che annienta. La stessa che Georges vede davanti ai suoi occhi, la stessa che Charandon ha potuto osservare nella veste di reporter.

Nonostante lo scenario difficile e sempre a contatto con la morte, Georges tiene in piedi il sogno di Samuel e continua a lavorare costantemente al progetto. Riesce a incontrare i ragazzi, riunendo sotto lo stesso tetto sciiti, cristiani, musulmani, drusi e palestinesi. Entra con delicatezza nelle loro vite, li conosce, li apprezza, fa per loro, per quel sogno comune, cose che non si sarebbe mai aspettato. Li stima per tutto quel coraggio e quella voglia di andare in scena e mettere a tacere bombe e kalashnikov, anche fosse solo per dure ore. Tutte le fazioni hanno accettato di spegnere il fuoco della battaglia per la prova generale. Giunge il momento di rivedersi tutti, tutto è pronto. Gli attori sono in scena e Georges interpreta il Coro.

Sono l’unico a rompere la quarta parete. L’unico ad accettare la finzione del mio ruolo. L’unico a spezzare l’illusione. Lo spettatore mi vede, l’attore m’ignora. Sono sul palco, ma al margine”. Il silenzio viene interrotto e tutto è ridotto in cenere. Perfino la quarta parete si sgretola di fronte a un Antigone violata e poi uccisa, a un Edemone torturato e trucidato, davanti a una bambina con la gonnellina che giace per terra in una pozza di sangue.

Nelle parole di Chalandon risuona l’eco del massacro nei campi di Sabra e Chatila il 18 settembre 1982, dove uomini donne e bambini furono massacrati a opera dei falangisti in un atto definito dalle nazioni Unite “un genocidio”.

Morti uguali, tutti stecchiti, inutili, marciti.  E quelli che ancora vivono cominceranno dolcemente a dimenticarli e a confondere i loro nomi.

Cosa resta di quel sogno di pace? Nulla.
Se non la fievole speranza che dalla cultura si levi la memoria di un passato inglorioso e buio che smentisca la realtà attraverso una quarta parete che non divida, che non illuda, ma che pretenda a voce alta: PACE.

Un suono che arrivi fino all’ultimo posto dell’ultima fila di noi, spettatori e attori di questo mondo.

Altre Recensioni che potrebbero interessarti

    •   Back
    • Libri dal Giappone
    • Libri dal sud est asiatico
    • Libri dall'Asia meridionale
    • Libri dal Medio Oriente
    • Libri dall'Asia settentrionale
Chi è nudo non teme l'acqua Aikins

Chi è nudo non teme l’acqua | Matthieu Aikins

Rifqa

Rifqa | Mohammed El Kurd

Leggere Lolita a Teheran | Azar Nafisi

Leggere Lolita a Teheran | Azar Nafisi

La quarta parete | S. Chalandon

La quarta parete | S. Chalandon

Home / Recensioni / Letteratura dall'Asia / Libri dal Medio Oriente / La quarta parete | S. Chalandon

Home

Recensioni in Valigia

Racconti in Valigia

Fotografie in Valigia

Chi Sono

Scrivimi

cri_racconti_in_valigia

Oggi avrei dovuto pubblicare un post sulla mia Cal Oggi avrei dovuto pubblicare un post sulla mia Calabria. Ho deciso di riscrivere le parole che avrei voluto usare.

«Il Sud è tempo lento.»
«Ha un mare cristallino.»
«Come si mangia bene al Sud.»

Vorrei raccontarvi anche altro.

Il Sud è attaccamento a una terra che a volte culla, altre schiaffeggia.

È la terra di chi se ne va portandosene un pezzo in ogni angolo di mondo. 

Ma è soprattutto la terra di chi resta. Di chi se ne prende cura, di chi lavora, di chi continua a crederci anche quando sarebbe più facile arrendersi.

È la terra di chi oggi scende in strada, perché lavorare non dovrebbe significare lottare ogni giorno per sopravvivere.

Di chi chiede di essere ascoltato, di essere visto. E non soltanto per tre giorni, o per i trenta secondi di un reel.

Il Sud è una terra che accoglie. Ma troppo spesso dimentichiamo che ad accoglierci sono le persone. Quelle che con ostinazione e coraggio tengono vivi i luoghi che tanto amiamo.

Oggi questo post è per loro

#raccontiinvaligia #storytelling #suditalia
La mia terra, è terra che sorride. Una madre alla La mia terra, è terra che sorride. Una madre alla quale tornare, ogni volta, senza chiedere permesso.

È una tavola apparecchiata, un paesino abbarbicato ai pendii della montagna, è un tramonto che tinge tutto di viola e mette tutti i pensieri in ordine. 

E non importa quanto in alto salirai e quanta paura avrai, il mare è sempre lì a dirti che ovunque volgerai lo sguardo, lo troverai allo stesso posto. 

Ed è rassicurante che in una vita che esige cambiamento, come quel panta rei tanto caro ad Eraclito, qualcosa resti costante. 

Forse è questo che spinse Leonida Repaci a vivere una vita vista mare. Lontano dalle cose ovvie, dalle strade principali, dai posti in alto. 

Una casa di cemento fuori e legno caldo all’interno. Un terrazzamento di ulivi intorno e la pietrosa proprio in faccia ai tramonti e alle Isole Eolie che fanno un saluto nei giorni più limpidi. 

È talmente bello qui che sedendo su una panchina in mezzo al verde, con la terra ruvida sotto ai piedi e l’orizzonte infinito davanti, i pensieri si srotolano e il silenzio diventa un compagno di chiacchiere. 

Alcuni posti insegnano il tempo di restare 

Penso a quante volte, presi dalla frenesia, dal lavoro, dai “mi riposo domani”, quel domani non arriva mai. E nemmeno l’”adesso”, che rimane lì a tenderci le braccia e a guardarci con gli occhi di un bambino. 

A me quell’ “adesso” si è tatuato sul cuore. 

E la foto più bella che porto dalla mia Calabria, da questa casa affacciata sul mare, è quella che non ho scattato. 

#raccontiinvaligia #calabriadascoprire #raccontidiviaggio #slowtravelitalia #calabriadaamare
📖A Stromboli Lidia Ravera ci porta nell’isola sen 📖A Stromboli 
Lidia Ravera ci porta nell’isola senza luci dove la bussola è rappresentata da stelle e via lattea. 

Ci racconta di questo amore improvviso e inaspettato nato in un 15 di agosto mentre, insieme all’amica Patrizia, recita nel teatro uno dei suoi pezzi. 

Dell’inverno che entra dalla finestra con prepotenza e delle navi cariche di cibo che non arrivano perché il mare è in burrasca. 

Sì, perché quello a cui nessuno pensa e che su un’isola è il mare che detta i tempi, le andate e i ritorni. 

E di ritorni, l’autrice ne ha compiuti molti prima di stabilirsi sull’isola per sei mesi all’anno con una terrazza affacciata sul mare e il vulcano a colorare il cielo di rosso. 

Lo Stromboli,  presenza costante a cui gli abitanti sono abituati da millenni, rispettosi, ammaliati e a volte anche un po’ timorosi. 

Le pagine si riempiono delle storie di chi l’isola la abita, si riempiono di mare, vento, fuoco e di questa terra dolce amara. 

Si impara il presente, a Stromboli. Quello che l’autrice, altrove, non riusciva a trovare perché sempre proiettata verso un domani carico di impegni. 

Su quest’isola, quando le luci si spengono e i turisti sono salpati verso nuove mete, resti sola con te stessa incontrandoti ogni volta come fosse la prima. 

#raccontiinvaligia #bookstagramitalia #letteraturadiviaggio #libridiviaggio #stromboli
C’è un momento in cui, dall’aliscafo, l’orizzonte C’è un momento in cui, dall’aliscafo, l’orizzonte smette di essere una linea infinita. A interromperlo è un cono vulcanico che si innalza per oltre novecento metri sopra il mare e affonda per altri duemila sotto la superficie.

A Stromboli, il sommerso e il visibile si muovono allo stesso ritmo.

L’isola accoglie con il profumo della ginestra e la ruvidità della pietra lavica. Case bianche aggrappate alle rocce, sabbia nera e mare blu cobalto.

E intanto, dall’alto, lo Stromboli resta vigile. La notte si accende di lapilli incandescenti e il silenzio viene interrotto dal fragore delle esplosioni, che si ripetono, in media, ogni 10-20 minuti.

Alexandre Dumas padre lo definì «il vulcano più gentile della terra», per le sue periodiche e infuocate eruzioni.

Ma c’è qualcosa di Stromboli che nessuna descrizione, per quanto accurata, riesce davvero a restituire.
Quest’isola mi è entrata nel cuore con la forza di un mare in tempesta.

È una forza ancestrale che ti trascina da qualche parte, lontanissimo, e risveglia la voglia di camminare scalza su un pavimento di cenere e pietra lavica.

È camminare di notte, al buio, lungo strade senza lampioni, con la torcia spenta e le stelle a guidarti.

E poi alzare gli occhi… Vi assicuro che la Via Lattea, che sfiora la bocca del vulcano quasi a tuffarcisi dentro, merita tutte le espressioni di stupore.

È la voglia di prendere un pennello e provare a catturare quei colori, come se un dipinto potesse bastare a custodire tanta bellezza.

Stromboli è l’incontro con Fabio, scrittore e editore, che mi ha aiutata a leggere tra le righe di quest’isola e delle storie dei suoi abitanti.

Stromboli, per me, è  il desiderio di accordare i battiti del cuore a quelli della terra.
Lasciare che sia il vulcano a dettare il ritmo e il mare ad accompagnarlo.

Ciao, cara Stromboli 

#raccontiinvaligia #travelstorytelling #stromboli #storyteller #isoleeolie
Salina è il tempo che si dilata Salina è il polmo Salina è il tempo che si dilata

Salina è il polmone verde delle sette sorelle. 
È muri con crepe e porte colorate. 

È la voce di Massimo Troisi che echeggia a distanza di anni nella terra in cui ha girato il suo ultimo film. 

Salina è una via piena di colori che mette di buon umore, è l’odore dei cornetti caldi alle sette del mattino che la signora Rosa ha appena tirato fuori dal forno. 

È fare il bagno dentro alla bocca di un vulcano mentre le casette dei pescatori si colorano di dorato. 

È mare che accoglie e montagne che respirano. 

Salina è come le sue piante di capperi: cresce selvaggia in ogni angolo di cuore.

|Salina |Storyteller |Racconti di viaggio 

#raccontiinvaligia #isoleeolie #storytelling #pensierieparole #inviaggio
L’ISOLA DOVE VOLANO LE FEMMINE Ad Alicudi, un tem L’ISOLA DOVE VOLANO LE FEMMINE 
Ad Alicudi, un tempo, le donne volavano.
O almeno così si raccontava.

Erano le majare: donne capaci di lasciare l’isola di notte, attraversare il mare e raggiungere terre lontane. Leggenda? Forse. Nel 1900 un fungo infestò la segale, e anni dopo si scoprì che quella farina scura poteva far vedere ciò che non esiste.

In mezzo a questa storia sospesa tra allucinazione e realtà, prende vita il romanzo d’esordio di Marta Lamalfa

“Su quest’isola di cinque chilometri scarsi, che nessuno sapeva contare”, vive la famiglia Virgona, detta gli iatti niri: gente che lavora la terra a mezzadria e si deve accontentare delle briciole del raccolto, “come i gatti si accontentano dei topi”.

Poi arriva un lutto. E Caterina, che da sempre viveva nel riflesso della sorella gemella, deve imparare a conoscersi e riconoscersi ora che i loro corpi si sono divisi. 

Mentre l’isola si riempie di voci, di visioni e di donne che volano, Caterina comincia a immaginarsi majara: libera di appartenere a sé stessa e di oltrepassare i confini che il mare le ha imposto.

Perché L’isola dove volano le femmine parla soprattutto di questo: del bisogno di riscatto di chi ha sempre e solo chinato la schiena nei campi, sognando un altrove. Di donne che volevano scegliere se sposarsi o no, di tenere i capelli corti e decidere del proprio destino.

È un’Alicudi tenera e aspra, sfondo perfetto per personaggi indimenticabili che come in un balletto classico si ergono leggeri sopra le catene del proprio destino. 

Cari viaggialettori, se poteste volare via, dove andreste? 

|Recensione |l’isola dove volano le femmine |Letteratura di viaggio 

#raccontiinvaligia #booksandtravel #leggereviaggiando #libridiviaggio #viaggiareconleparole
Segui su Instagram
il mare di pietra, isole eolie Francesco Longo

Il mare di pietra| Francesco Longo

La saggezza del mare| Björn Larsson

Liberazione| Sandor Márai

La suite di Giava Jan brokken

La Suite di Giava| Jan Brokken

© 2025 – Racconti in valigia- Blog di viaggi e libri da portare in viaggio

Nessuna complicazione sentimentale | M. LocatelliChiederò perdono ai sogni | S. Chalandon
Scorrere verso l’alto

Questo sito utilizza i cookie. Continuando a navigare nel sito, acconsentite al nostro utilizzo dei cookie.

Accettare le impostazioniNascondi solo la notificaImpostazioni

Impostazioni Cookie e Privacy



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Cookie di Google Analytics

Questi cookie raccolgono informazioni che vengono utilizzate sia in forma aggregata per aiutarci a capire come viene utilizzato il nostro sito web o quanto sono efficaci le nostre campagne di marketing, o per aiutarci a personalizzare il nostro sito web e l'applicazione per voi al fine di migliorare la vostra esperienza.

Se non vuoi che tracciamo la tua visita al nostro sito puoi disabilitare il tracciamento nel tuo browser qui:

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Altri cookies

Sono necessari anche i seguenti cookie - Puoi scegliere se permetterli:

Accettare le impostazioniNascondi solo la notifica